Ho trovato una foto non molto tempo fa che riposava nel mio disco portatile. La data dello scatto e’ “Martedi’ 10 giugno, 8.44”. Cerco di ricordare chiaramente. Quel giorno era il giorno quando la mia vita cambio’. Era il giorno in cui volavo in Giappone e poi in Nuova Zelanda per un percorso che non ho mai smesso di percorrere. Una valigia, la sacca da snowboard con il mio “oggetto” piu’ amato racchiuso che creo’ molti sorrisi riservati e meraviglia tra i viaggiatori estivi di Tokyo e la mia innocenza. Pronto per l’avventura di una vita a 28 anni. Mi chiedo chi era quella persona. Quali erano i suoi sogni. Dove era la sua coscenza. Cosa molti mesi prima gli fece vedere che c’era un altro sentiero, un altra strada che poteva essere percorsa. Una nuova. Buia, ma il suo stupore e la sua curiosita’ erano tanto forti da illuminarla. La foto dice tutto. Il supporto di chi mi ha creato (e forse che ho scelto come certe idee fanno notare) e la “anormalita’ ” vista come “normalita’ “, e una foto che elimino’ parte della pesantezza di un arrivederci. Molti molti voli piu’ tardi, periodi di confusione, pazzia e casualita’ che non era casuale. Tutto quello che la vita era diventa la vita ora. Nei miei sogni e nella mia determinazione.

Tutto questo non sarebbe successo senza i miei genitori. Grazie grazie grazie.

Oggi, quasi 10 anni dopo posso dire di aver trovato la mia via. Vivendo in una tenda, con il fiume che costantemente mi ricorda della sua presenza e gli alberi che osservano dalla loro altezza. E tutte le creature che volano e si muovono attorno a me nella loro bellezza. Persone che mi ricordano come essere umano, e come non essere umano. La mia pace mentale e la mia concentrazione. La compagnia dell’amante.

Sono nel posto giusto. Sto vivendo il sogno. Sto creando il mio sogno.

Sotto nota la miglior Magnum di sempre.

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