Sono seduto nel bus. Le finestre rendono il mondo disponibile come se fossi seduto in un cinema. Il sole e’ tramontato per illuminare altri paesi, svegliano altri uccelli ed accompagnando altri umani al lavoro. Sto raggiungendo il mio letto, parcheggiato al lato della strada in un quartiere tranquillo. Le scene scorrono veloci, alcune vanno in pausa quando ci fermiamo per far salire o scendere qualcuno. Nell’oscurita’ alcune persone si nascondono, altre alla luce non sono viste. Fuori dai bar ragazzi vengono accolti da un buttafuori non proprio accogliente. Le luci dei negozi sono spente, leggo CK, Prada ed altri “negozi dai muri bianchi”. Nella loro ombra, come se fossero coperti, qualcuno e’ disteso su cuscini e coperte. Senza scarpe guarda il proprio piede, sembra un movimento di pulizia. O forse si sta sparando qualche sostanza torpente. Una donna grida il suo dolore chiedendo all’eroina di andarsene, forse parlando con il proprio amico immaginario. Una coppia suona, e mi chiedo “potrei mai farlo?”. Un altro musicista con la sua batteria crea musica, nel proprio spazio si muove al ritmo della terra. Non lontano un gruppo di ragazzini si muove come nei film hip hop, sparando rime con gioia. Per un momento voglio saltar fuori ed ascoltare. Resto seduto e lascio la corriera trasportarmi lontano da tutto quello. Lontano dagli ubriachi, dai drogati, dalla miseria, dalla musica, dai negozi, dal dolore e dall’arte che coesistono e sfamano l’un l’altro nella mia vita.

Riposo nella mia piccola casa, in una strada tranquilla. Cado nella profondita’ della mia mente stanco di tutto quello che succede nella citta’. So cosa voglio e cosa mi serve. Lo faro’ funzionare.

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