Mi sveglio al suono di un dong diroccato. Come se qualcuno stesse martellando un pezzo di legno rotto. L’orologio segna le tre di mattina, gli uccelli iniziano a cantare, ancora indecisi e timidi. Non riesco a catturare il mio riposare. “Ho dormito nelle ultime 4 ore?” mi chiedo titubante ed annebbiato. Mi muovo e le mie ossa sfregano contro il letto senza materasso. Il caldo non e’ insopportabile ma l’odore della stanza chiusa chissa’ da quanto tempo sembra accentuarlo. Mi muovo lentamente, “la prima sessione e’ tra un ora” la mia mente mi ricorda. Mi lavo la faccia facendo attenzione ad non ingoiare nessuna goccia di acqua e mi lavo i denti usando la bottiglietta che stava riposanto di fronte allo speccchio nella mensola. Mi osservo guardando verso l’alto perche’ lo specchio e’ inclinato verso di me. Saluto. Mi vesto, provo a chiudere il longyi (un pezzo di stoffa cilindrico che viene usato come indumento) tre o quattro volte. Ci sto prendendo la mano. “A volte lo allaccio al primo colpo” mi sprono.

Ascolto i corvi, forse tirano ad indovinare che cosa c’e’ per colazione. Qualche cane ringhia in lontananza. Indosso la camicia bianca obbligatoria per le ore di meditazione. Allaccio i bottono lucidi e lisci uno alla volta. Lentamente mi avvio verso la stanza dove meditiamo, dimanticandomi di rabboccare la bottiglia dal distributore di acqua filtrata. Incontro qualche monaco che un passo alla volta, lentamente, si avvicina al prossimo passo. Mi sistemo al posto assegnatomi dopo esser passato attraverso le pesanti porte di vetro. Un ora di metitazione seduti alternando una camminando per tutto il giorno, a parte durante i momenti “speciali”.

Tra questi la colazione ed il pranzo avvengono rispettivamente alle 5 ed alle 10. Tutti in fila, aspettiamo il segnale, in silenzio. Guardo di fronte a me, ascoltando i miei respiri. Ogni tanto osservando qualcuno o qualcosa che attira la mia attenzione. In fila si entra in mensa lentamente, a volte passando tra gli invitati di un matrimonio oppure gli sposi che hanno offerto il cibo. Mi inginocchio per salutare il Buddha che ci guarda da un angolo della sala. Il cibo delizioso vegetariano e’ sparso nel tavolo di legno massiccio. A pranzo il gelato e’ l’ultima pietanza, forse per addolcire il tempo che si transcorre senza mangiare da mezzogiorno in poi.

Tre momenti della giornata sono dedicati al proprio lavaggio. Questi sono i momenti preziosi dove posso rilassarmi, scrivere e praticare yoga. La giornata si conclude alle 11 anche se un po’ barando riesco ad andare a letto alle nove e mezza, dieci.

Alle tre del pomeriggio un monaco anziano ci presenta le istruzioni per le prossime sessioni ed, a giorni alterni ci viene chiesto di esprimere e raccontare le nostre esperienze e dubbi. Il livello di conoscenza della mente e del corpo sono impensabili, e proprio in questi momenti di condivisione il corpo lascia scappare piu’ informazioni delle parole. Le domande sono sempre simili. C’e’ chi vuole combattere il dolore, chi cerca conferma della propria esperienza. Le risposte sempre simili. Segui le istruzioni. Tutto il resto: esperienze, senzazioni, illusioni… nascono e muoiono, come tutto.

 

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